Piano di emergenza per spazi confinati: cosa deve prevedere?
Creata 22 giugno 2026 | Aggiornata 22 giugno 2026
L'obbligo deriva dall'art. 3, comma 3, del DPR 177/2011, che impone una procedura di lavoro comprensiva della fase di soccorso e del coordinamento con il Servizio sanitario nazionale e i Vigili del Fuoco, integrata con gli obblighi di gestione delle emergenze del D.Lgs. 81/08 (artt. 43, 45, 66 e 121).
Il principio fondamentale. Il piano deve essere progettato "partendo dal soccorso" e privilegiare il recupero dall'esterno (non-entry rescue). È il punto più critico: la maggior parte degli infortuni mortali in spazi confinati coinvolge i soccorritori improvvisati. Il sorvegliante non deve mai entrare da solo: senza attrezzature, addestramento e DPI adeguati, il tentativo di salvataggio aggiunge vittime anziché salvare.
Il piano deve prevedere:
- Procedure scritte e specifiche per quel preciso ambiente, basate sulla valutazione dei rischi (anche secondo la UNI 11958:2024) e sugli scenari incidentali realistici, integrate nel POS/SOP aziendali.
- Ruoli e responsabilità definiti: operatore entrante (sempre imbracato), sorvegliante/uomo di presidio esterno in contatto costante che attiva l'allarme, preposto, squadra di salvataggio addestrata e un coordinatore delle operazioni.
- Monitoraggio continuo dell'atmosfera con rilevatore multigas (ossigeno, gas infiammabili LEL, gas tossici), prima e durante l'attività.
- Sistema di comunicazione continua tra interno ed esterno (radio, telefoni, allarmi sonori portatili).
- Attrezzature di recupero pronte, certificate e manutenute: treppiede/davit, argano o arrotolatore con funzione di recupero, imbracature, barella e dispositivi di protezione delle vie respiratorie (APVR/autorespiratori). L'apertura di accesso deve consentire il recupero agevole di un lavoratore privo di sensi.
- Procedura di allarme: dare immediato allarme, arrestare gli impianti che possono creare pericolo, attivare la squadra interna e avvisare VVF e 118/112 fornendo le informazioni essenziali (nome azienda, indirizzo, nominativo e recapito, tipo di incidente, numero di lavoratori coinvolti).
- Coordinamento con i soccorsi esterni (Vigili del Fuoco, 118) e disponibilità a supportarli all'arrivo.
- Formazione e addestramento pratico della squadra su procedure e attrezzature reali, con esercitazioni in scenari realistici, coerenti con i percorsi dell'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.
In sintesi, il piano di emergenza non è un allegato formale al POS, ma una misura operativa di controllo del rischio: deve essere specifico, addestrato e immediatamente eseguibile, perché negli spazi confinati sono i minuti a fare la differenza.