Cos'è la valutazione del rischio biologico?
Creata 14 maggio 2026 | Aggiornata 14 maggio 2026
La valutazione del rischio biologico è il processo attraverso cui il datore di lavoro analizza la possibilità che i lavoratori siano esposti ad agenti biologici potenzialmente pericolosi durante l’attività lavorativa.
Per agenti biologici si intendono microrganismi, colture cellulari e parassiti che possono provocare infezioni, allergie, intossicazioni o malattie nell’uomo, tra cui:
- virus;
- batteri;
- funghi;
- parassiti;
- prioni.
Il rischio biologico è presente in numerosi settori lavorativi e non riguarda esclusivamente il comparto sanitario. L’esposizione può infatti avvenire attraverso:
- contatto diretto con materiali contaminati;
- inalazione di aerosol biologici;
- contatto con liquidi biologici;
- punture o ferite accidentali;
- contaminazione di superfici e ambienti di lavoro.
Tra i principali settori con rischio biologico significativo troviamo:
- strutture sanitarie e socio-sanitarie:
- ospedali;
- RSA;
- ambulatori;
- studi medici;
- settore agroalimentare:
- macelli;
- allevamenti;
- caseifici;
- lavorazione carni;
- gestione rifiuti e reti fognarie;
- laboratori di ricerca e analisi;
- servizi funebri e necroscopici;
- attività di pulizia e sanificazione.
Il D.Lgs. 81/08 classifica gli agenti biologici in quattro gruppi di rischio, in base alla loro capacità di provocare malattie e alla disponibilità di misure terapeutiche o preventive.
Secondo l’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08:
- Gruppo 1:
agenti che presentano poche probabilità di causare malattie nell’uomo; - Gruppo 2:
agenti che possono causare malattie e costituire un rischio per i lavoratori, ma per i quali sono generalmente disponibili misure preventive o terapeutiche;
esempi:- salmonella;
- virus influenzali;
- Gruppo 3:
agenti che possono causare malattie gravi e rappresentare un serio rischio per i lavoratori;
esempi:- HIV;
- virus HBV;
- tubercolosi;
- Gruppo 4:
agenti che provocano malattie gravi ad alto rischio di diffusione e per i quali non sono disponibili cure efficaci;
esempio:- virus Ebola.
La valutazione del rischio biologico deve analizzare:
- tipologia di agente biologico presente;
- modalità di esposizione;
- durata e frequenza dell’esposizione;
- attività lavorative svolte;
- misure preventive già adottate;
- possibilità di diffusione accidentale.
Quando viene individuato un rischio biologico, il datore di lavoro deve adottare specifiche misure preventive e protettive.
Le principali misure obbligatorie includono:
- utilizzo di DPI specifici:
- guanti;
- maschere FFP2 e FFP3;
- occhiali protettivi;
- visiere;
- tute monouso;
- procedure di decontaminazione e sanificazione;
- corretta gestione dei rifiuti biologici;
- controllo degli accessi alle aree a rischio;
- procedure operative di emergenza;
- informazione e formazione dei lavoratori;
- riduzione al minimo dell’esposizione.
Il D.Lgs. 81/08 prevede inoltre specifici obblighi in materia di:
- sorveglianza sanitaria;
- vaccinazioni;
- monitoraggio dell’esposizione biologica.
Quando esiste un vaccino efficace, il datore di lavoro deve mettere gratuitamente a disposizione dei lavoratori la vaccinazione prevista per il rischio specifico.
La sorveglianza sanitaria viene effettuata dal medico competente e consente di:
- monitorare lo stato di salute dei lavoratori esposti;
- individuare precocemente eventuali infezioni o effetti sanitari;
- verificare l’idoneità alla mansione.
Una corretta gestione del rischio biologico permette all’azienda di:
- prevenire infezioni professionali;
- proteggere lavoratori e utenti;
- garantire ambienti di lavoro sicuri;
- ridurre il rischio di contaminazione;
- rispettare gli obblighi normativi previsti dal D.Lgs. 81/08.
Per questo motivo è fondamentale affidarsi a professionisti specializzati nella consulenza sicurezza sul lavoro e nella valutazione del rischio biologico, in grado di elaborare procedure specifiche, misure di contenimento e protocolli di prevenzione realmente efficaci.