Cos'è il rischio vibrazioni?
Creata 14 maggio 2026 | Aggiornata 14 maggio 2026
Il rischio vibrazioni è il rischio derivante dall’esposizione dei lavoratori a vibrazioni meccaniche generate da attrezzature, macchinari o veicoli utilizzati durante l’attività lavorativa. L’esposizione prolungata può provocare danni all’apparato muscolo-scheletrico, neurologico e vascolare, con conseguenze anche permanenti sulla salute del lavoratore.
Il D.Lgs. 81/08 distingue due principali tipologie di esposizione a vibrazioni:
- vibrazioni mano-braccio (HAV – Hand Arm Vibration);
- vibrazioni al corpo intero (WBV – Whole Body Vibration).
Le vibrazioni mano-braccio si verificano quando le vibrazioni vengono trasmesse agli arti superiori attraverso utensili o attrezzature portatili.
Le principali sorgenti di vibrazioni HAV sono:
- smerigliatrici;
- martelli demolitori;
- motoseghe;
- trapani a percussione;
- avvitatori;
- utensili pneumatici.
L’esposizione prolungata a questo tipo di vibrazioni può causare:
- Sindrome Mano-Braccio (HAVS);
- sindrome di Raynaud (“dito bianco”);
- neuropatie periferiche;
- perdita di sensibilità;
- disturbi circolatori;
- dolori articolari e muscolari.
Per le vibrazioni mano-braccio la normativa stabilisce:
- valore di azione A(8h): 2,5 m/s²;
- valore limite A(8h): 5 m/s².
Le vibrazioni al corpo intero, invece, interessano il lavoratore attraverso sedili, piattaforme o superfici vibranti durante la guida o l’utilizzo di mezzi e macchinari.
Le principali sorgenti di vibrazioni WBV sono:
- carrelli elevatori;
- escavatori;
- camion;
- mezzi agricoli;
- macchine movimento terra;
- veicoli da cantiere.
Questo tipo di esposizione può provocare:
- lombalgia cronica;
- ernie discali;
- disturbi della colonna vertebrale;
- problemi muscolo-scheletrici;
- disturbi vascolari e gastrointestinali.
Per le vibrazioni al corpo intero i valori previsti dal D.Lgs. 81/08 sono:
- valore di azione A(8h): 0,5 m/s²;
- valore limite A(8h): 1,15 m/s².
Il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare una corretta valutazione del rischio vibrazioni, analizzando:
- tipologia delle attrezzature utilizzate;
- durata dell’esposizione;
- condizioni operative;
- modalità di utilizzo;
- livelli di vibrazione trasmessi ai lavoratori.
La valutazione può essere effettuata tramite:
- misurazioni strumentali con accelerometro calibrato;
- banche dati certificate;
- dati forniti dai produttori delle attrezzature.
Le misurazioni devono essere eseguite secondo specifiche norme tecniche:
- ISO 5349 per vibrazioni mano-braccio;
- ISO 2631 per vibrazioni al corpo intero.
Quando vengono superati i valori di azione, il datore di lavoro deve adottare misure preventive e protettive per ridurre il rischio.
Le principali misure includono:
- utilizzo di attrezzature a bassa vibrazione;
- manutenzione periodica di macchinari e utensili;
- sostituzione delle attrezzature obsolete;
- installazione di sedili ammortizzati;
- riduzione del tempo di esposizione;
- rotazione delle mansioni;
- formazione specifica dei lavoratori;
- corretta organizzazione delle pause di lavoro.
Se il livello di esposizione supera il valore di azione previsto dalla normativa, diventa obbligatoria anche la sorveglianza sanitaria, con controlli medici periodici effettuati dal medico competente.
Una corretta gestione del rischio vibrazioni permette all’azienda di:
- prevenire patologie muscolo-scheletriche;
- ridurre il rischio di malattie professionali;
- migliorare il comfort lavorativo;
- garantire conformità normativa;
- evitare sanzioni e contestazioni ispettive.
Per questo motivo è fondamentale affidarsi a professionisti specializzati nella consulenza sicurezza sul lavoro e nella valutazione dei rischi fisici, in grado di effettuare analisi tecniche accurate e individuare le migliori soluzioni di prevenzione.