Come si usa il DAE in caso di arresto cardiaco?
Creata 21 maggio 2026 | Aggiornata 5 giugno 2026
Il DAE (Defibrillatore Semiautomatico Esterno) è progettato per essere utilizzato anche da persone non medici: guida l'operatore attraverso ogni fase dell'intervento con istruzioni vocali chiare e automatizza le funzioni più critiche, come l'analisi del ritmo cardiaco e la decisione di erogare o meno la scarica. La sequenza corretta da seguire in presenza di un sospetto arresto cardiaco si articola in fasi precise che formano la cosiddetta catena della sopravvivenza.
Il primo passo è attivare immediatamente il sistema di emergenza: chiamare il 112 o 118 e mettere in sicurezza la scena, verificando l'assenza di pericoli ambientali (gas, corrente elettrica, superfici bagnate) per sé e per la vittima. Contemporaneamente, se disponibile, un secondo soccorritore deve recuperare il DAE più vicino.
Il secondo passo è iniziare la rianimazione cardiopolmonare (RCP): compressioni toraciche al centro del petto, a ritmo regolare e con adeguata profondità, alternate alle ventilazioni di soccorso. La RCP precoce è fondamentale per mantenere attivo il flusso sanguigno fino all'arrivo del defibrillatore.
Non appena disponibile, si accende il DAE — solitamente aprendo il coperchio o premendo il tasto ON — e si seguono le istruzioni vocali. Il dispositivo guiderà nell'applicazione degli elettrodi adesivi (pads) nelle posizioni indicate sull'apposita segnaletica grafica: uno sotto la clavicola destra, l'altro sul fianco sinistro. Il DAE analizzerà automaticamente il ritmo cardiaco e, se rileva una fibrillazione ventricolare o una tachicardia ventricolare trattabile, comunicherà l'erogazione della scarica. È fondamentale assicurarsi che nessuno tocchi la vittima durante l'analisi e durante lo shock elettrico.
Dopo la scarica, si riprendono immediatamente le compressioni toraciche seguendo le indicazioni vocali del dispositivo, fino all'arrivo dei soccorsi sanitari o alla ripresa spontanea di attività cardiaca. Per ogni minuto di ritardo nell'intervento senza RCP e defibrillazione, la probabilità di sopravvivenza si riduce del 7-10%. L'integrazione di una formazione BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) strutturata — non come adempimento isolato, ma come parte del sistema di gestione delle emergenze aziendali — trasforma la disponibilità del dispositivo in reale capacità di risposta.