Come si classificano le aree a rischio esplosione?
Creata 9 giugno 2026 | Aggiornata 9 giugno 2026
Le aree a rischio esplosione si classificano in zone, sulla base della probabilità e della durata della presenza di un'atmosfera esplosiva. La ripartizione, prevista dall'art. 293 del D.Lgs. 81/2008 e dall'Allegato XLIX, distingue tre zone per gas, vapori e nebbie (0, 1, 2) e tre per le polveri combustibili (20, 21, 22).
Il criterio guida è duplice — frequenza e durata della presenza della miscela pericolosa — e si declina come segue:
Zone per gas, vapori e nebbie infiammabili
- Zona 0 — atmosfera esplosiva presente in modo continuo, per lunghi periodi o frequentemente (tipicamente l'interno di serbatoi, recipienti e tubazioni);
- Zona 1 — formazione probabile occasionalmente, durante le normali attività (immediate vicinanze di Zona 0, aperture di alimentazione, punti di carico/scarico, premistoppa);
- Zona 2 — formazione non probabile durante le normali attività e, se presente, solo per breve durata (vicinanze di Zone 0 o 1, valvole di sicurezza, depositi in recipienti chiusi).
Zone per polveri combustibili
- Zona 20 — nube di polvere presente in modo continuo, per lunghi periodi o frequentemente (interno di apparecchiature, filtri, silos);
- Zona 21 — formazione probabile occasionalmente (vicinanze di stazioni di carico/scarico polveri, punti di possibile deposito);
- Zona 22 — formazione non probabile e di breve durata (vicinanze di apparecchi con possibili fuoriuscite per scarsa tenuta).
La classificazione si esegue secondo le norme tecniche CEI EN 60079-10-1 (gas e vapori) e CEI EN 60079-10-2 (polveri), con il supporto della Guida CEI 31-35. Oltre a stabilire il tipo di zona, occorre determinarne l'estensione, ossia la distanza dalla probabile fonte di pericolo, valutando quantità di sostanza, portata della sorgente di rilascio, densità di gas e vapori e ventilazione disponibile.
Di conseguenza, a ciascuna zona corrisponde una categoria di apparecchi ammessa, secondo la marcatura ATEX (Categoria 1 per Zone 0/20, Categoria 2 per Zone 1/21, Categoria 3 per Zone 2/22, con sigle G per i gas e D per le polveri). In sintesi, la classificazione in zone non è un esercizio teorico: è la base operativa da cui discendono la scelta delle attrezzature, le misure tecniche e la segnaletica "EX".