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Esplora il Nostro Blog sulla Sicurezza sul Lavoro

Benvenuti nel cuore della nostra risorsa informativa sulla sicurezza sul lavoro. Nel nostro blog, affronteremo temi cruciali, forniremo approfondimenti dettagliati e condivideremo le ultime tendenze nel mondo della sicurezza sul lavoro.

UNI 13374:2025 - Parapetti anticaduta provvisori classi A, B e C

UNI 13374:2025 - Parapetti anticaduta provvisori classi A, B e C

Nel contesto dei lavori in quota, la gestione del rischio di caduta rappresenta una delle priorità assolute previste dal D.Lgs. 81/08, che privilegia l’adozione di sistemi di protezione collettiva (DPC) rispetto a quelli individuali.

Tra questi, i parapetti anticaduta provvisori assumono un ruolo centrale nei cantieri temporanei o mobili. La UNI EN 13374:2025 aggiorna il quadro normativo europeo introducendo requisiti tecnici più chiari, criteri di classificazione più precisi e metodi di prova strutturati.

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Norma UNI 11996:2025 - Parapetti anticaduta permanenti

Norma UNI 11996:2025 - Parapetti anticaduta permanenti

Nel contesto della sicurezza sul lavoro, i parapetti anticaduta permanenti rappresentano uno dei principali sistemi di protezione collettiva (DPC) per prevenire il rischio di caduta dall’alto.

Con la pubblicazione della norma UNI 11996:2025, il quadro tecnico e normativo viene finalmente strutturato in modo organico, colmando un vuoto regolatorio che negli anni ha generato interpretazioni disomogenee tra progettisti, installatori e datori di lavoro.

L’obiettivo della norma è chiaro: fornire criteri univoci per progettazione, verifica e utilizzo dei parapetti, trasformando questi dispositivi da semplice elemento accessorio a investimento strategico nella gestione del rischio.

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Lavori in quota e meteo avverso: quando sospendere per vento, pioggia e caldo estremo

Lavori in quota e meteo avverso: quando sospendere per vento, pioggia e caldo estremo

I lavori in quota con meteo avverso non possono essere gestiti con valutazioni approssimative. Il quadro normativo italiano non fissa una soglia unica valida per ogni attività, ma stabilisce un principio chiaro: il datore di lavoro deve consentire i lavori temporanei in quota solo quando le condizioni meteorologiche non mettono in pericolo salute e sicurezza dei lavoratori. Inoltre, nei cantieri temporanei o mobili, il CSE deve sospendere le singole lavorazioni quando riscontra un pericolo grave e imminente, come può accadere in presenza di ghiaccio, vento intenso o precipitazioni che rendano instabile l’area operativa.

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Spazi confinati: procedure di ingresso e gestione dei rischi

Spazi confinati: procedure di ingresso e gestione dei rischi

L’ingresso in spazi confinati rappresenta una delle attività a più alto rischio in ambito industriale e manutentivo. Serbatoi, cisterne, silos, pozzi e ambienti simili possono presentare condizioni invisibili ma potenzialmente letali, come atmosfere sottossigenate o la presenza di gas tossici.

Per questo motivo, le procedure spazi confinati non sono semplici buone pratiche operative, ma veri e propri protocolli strutturati che integrano obblighi normativi, tecnologie di monitoraggio e organizzazione del lavoro.

In questo contesto, il controllo dell’atmosfera diventa un elemento centrale: misurare l’ossigeno (O2), identificare gas pericolosi e garantire adeguata ventilazione significa trasformare un rischio critico in una variabile gestibile.

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Sicurezza sui lucernari: come prevenire il rischio sfondamento

Sicurezza sui lucernari: come prevenire il rischio sfondamento

La sicurezza dei lucernari in copertura rappresenta uno dei temi più critici nella gestione del rischio di caduta dall’alto nei contesti industriali e civili. Le superfici traslucide, come cupole in policarbonato, lastre ondulate o pannelli in vetroresina, sono frequentemente percepite come elementi solidi, ma nella realtà costituiscono punti di elevata vulnerabilità strutturale.

Di conseguenza, il rischio di sfondamento dei lucernari è tra le principali cause di infortunio grave o mortale durante attività di manutenzione, ispezione o installazione su tetti. Per questo motivo, la normativa e la buona tecnica impongono una progettazione della sicurezza lucernari copertura che privilegi sistemi di protezione collettiva (DPC), riducendo al minimo il ricorso ai DPI.

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PiMUS ponteggi: cos'è, quando serve e come redigerlo correttamente

PiMUS ponteggi: cos'è, quando serve e come redigerlo correttamente

Il PiMUS ponteggio è il documento operativo che organizza in modo concreto e sicuro le attività di montaggio, uso, trasformazione e smontaggio dei ponteggi nei lavori in quota. Non è un allegato formale da tenere in cantiere “per completezza”, ma uno strumento che traduce gli obblighi normativi in procedure esecutive, istruzioni operative, verifiche e ruoli. Il riferimento centrale è il D.Lgs. 81/2008, che collega l’obbligo del PiMUS sia alla presenza di ponteggi nei cantieri sia alle operazioni svolte in quota.

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Sistemi anticaduta su edifici storici e vincolati

Sistemi anticaduta su edifici storici e vincolati

Installare linee vita su edifici storici non significa soltanto aggiungere un sistema di protezione contro le cadute. Significa, prima di tutto, trovare un equilibrio tra tutela del patrimonio, sicurezza dei lavoratori e conformità normativa. Nei fabbricati vincolati, nelle chiese, nei campanili e più in generale negli immobili di pregio, la progettazione dei sistemi anticaduta richiede infatti un approccio diverso rispetto alle coperture ordinarie: più analisi preliminare, più dialogo con gli enti e maggiore attenzione ai criteri di reversibilità e minimo impatto.

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Smart working: dal 7 aprile 2026 cambia tutto. Nuovi obblighi e responsabilità

Smart working: dal 7 aprile 2026 cambia tutto. Nuovi obblighi e responsabilità

Dal 7 aprile 2026 entra in vigore una delle evoluzioni normative più rilevanti degli ultimi anni in materia di sicurezza sul lavoro. Con la Legge 11 marzo 2026, n. 34, il legislatore ridefinisce in modo netto il perimetro dello smart working, trasformandolo da semplice modalità organizzativa a ambito pienamente integrato nel sistema prevenzionistico del D.Lgs. 81/2008. Il messaggio è chiaro: il lavoro agile non è più “flessibilità”, ma responsabilità strutturata e sanzionata.

Per le aziende, questo comporta un cambio di approccio immediato: non è più possibile gestire lo smart working in modo informale o standardizzato.

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Classificazione delle aree e valutazione ATEX: obblighi, normativa e criteri operativi

Classificazione delle aree e valutazione ATEX: obblighi, normativa e criteri operativi

Le atmosfere ATEX non riguardano solo grandi impianti chimici o petrolchimici. Il rischio di esplosione può infatti emergere anche in contesti produttivi molto più comuni, come silos, falegnamerie, impianti di verniciatura, depositi di carburante, lavorazioni con solventi o ambienti con presenza di polveri combustibili. Per questo motivo, la corretta gestione degli ambienti a rischio ATEX è un passaggio essenziale per la tutela dei lavoratori, la continuità operativa e la conformità normativa.

In questo quadro, la sicurezza non può essere letta come un semplice adempimento formale. Una valutazione tecnica ben eseguita consente di ridurre la probabilità di incidenti gravi, migliorare la scelta di impianti e attrezzature, governare meglio manutenzioni e permessi di lavoro, e trasformare la prevenzione in un investimento organizzativo e industriale. Il riferimento normativo centrale, in Italia, è il Titolo XI del D.Lgs. 81/08, integrato dalle direttive europee ATEX e dalle norme tecniche di classificazione delle aree.

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