Gestione dei DPI in azienda: cosa prevede la norma

Gestione dei DPI in azienda: cosa prevede la norma

La gestione dei DPI in azienda non è solo “consegno il casco e via”. Dietro ogni dispositivo di protezione individuale c’è un sistema fatto di scelte tecniche, responsabilità precise, registri, formazione e controlli continui.

Nel 2026 il quadro normativo di riferimento resta il D.Lgs. 81/08 (Titolo III, Capo II) aggiornato dal D.Lgs. 17/2019 e dal Regolamento (UE) 2016/425, che disciplinano requisiti, conformità e immissione sul mercato dei DPI.

In questa guida vediamo in modo pratico come organizzare la gestione dei DPI nelle PMI: chi decide cosa usare, come gestire consegne e registro DPI, quali procedure inserire nel sistema di prevenzione e qual è il ruolo concreto di datore di lavoro, RSPP, preposti e lavoratori.

Cosa sono i DPI e quando sono obbligatori

Chi decide quali DPI utilizzare

Come gestire consegna e registrazione dei DPI

Formazione dei lavoratori sull’uso dei DPI

Manutenzione, sostituzione e verifica dei DPI

FAQ – Gestione DPI



Cosa sono i DPI e quando sono obbligatori

L’art. 74 del D.Lgs. 81/08 definisce DPI “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

Esempi concreti di dispositivi di protezione individuale:

  • Casco di sicurezza per rischio di urti, caduta oggetti o impatto con strutture.

  • Occhiali di protezione o visiere per schegge, polveri, schizzi chimici.

  • Guanti da lavoro contro rischi meccanici, termici o chimici.

  • Imbracature anticaduta e sistemi di arresto caduta per lavori in quota.

I DPI sono obbligatori quando:

  • i rischi non possono essere eliminati o ridotti a livelli accettabili con misure tecniche (ripari, barriere, schermature, automazioni);

  • i rischi non possono essere sufficientemente ridotti con misure organizzative o di protezione collettiva (aspirazioni, parapetti, segregazione aree).

L’art. 75 del D.Lgs. 81/08 chiarisce che i DPI vanno usati proprio in questi casi, come “ultima barriera” nella gerarchia delle misure di prevenzione.


Esempi di DPI per i diversi rischi

Per dare un taglio operativo alle PMI, qualche abbinamento tipico rischio/DPI:

  • Rischio caduta oggetti dall’alto → casco di sicurezza EN 397.

  • Rischio tagli alle mani → guanti antitaglio EN 388.

  • Rischio proiezione schegge o polveri → occhiali a mascherina o visiera EN 166.

  • Rischio caduta dall’alto → imbracature anticaduta EN 361 con cordino e assorbitore di energia.

  • Rischio rumore → inserti auricolari o cuffie antirumore EN 352.

  • Rischio chimico (spruzzi o contatto) → guanti chimico-resistenti, occhiali/visiera, indumenti protettivi specifici.



Chi decide quali DPI utilizzare

La scelta dei DPI non è rimessa all’improvvisazione né al singolo fornitore “storico”.

Secondo l’art. 77 del D.Lgs. 81/08, il datore di lavoro, ai fini della scelta dei DPI:

  • analizza e valuta i rischi che non possono essere evitati con altri mezzi;

  • individua le caratteristiche dei DPI necessari in base ai rischi residui;

  • confronta le soluzioni presenti sul mercato con le caratteristiche individuate;

  • aggiorna la scelta quando cambiano impianti, processi, sostanze o normative.

In pratica, la scelta avviene con il contributo di:

  • RSPP/HSE: supporta la valutazione dei rischi e la selezione tecnica dei DPI;

  • Medico competente: per rischi che impattano sulla salute (rumore, chimico, agenti biologici, ecc.);

  • Preposti: segnalano criticità operative e verificano l’effettiva utilizzabilità dei DPI in reparto;

  • Lavoratori e RLS: danno feedback su comfort, compatibilità con le mansioni, problemi reali nell’uso.



Come gestire consegna e registrazione dei DPI

Una buona gestione dei DPI in azienda passa anche da procedure chiare su consegna, riconsegna e tracciabilità.

Elementi chiave per le PMI:

  1. Piano DPI per mansione
    Per ogni mansione/gruppo omogeneo va definito un set minimo di DPI obbligatori (es. “operatore produzione linea X: casco di sicurezza, occhiali, guanti da lavoro, calzature di sicurezza S3”).

  2. Consegna DPI e registro DPI
    Il datore di lavoro è tenuto a fornire gratuitamente i DPI ai lavoratori.
    È fortemente raccomandato – e nella prassi considerato uno standard – utilizzare un registro DPI con:

    • dati del lavoratore (nome, mansione);

    • tipo di DPI consegnato (modello, taglia, categoria);

    • data di consegna e firma per ricevuta;

    • eventuale data di riconsegna o sostituzione.

  3. Questo semplifica verifiche interne, audit esterni e gestione contenziosi (es. “mi avete dato un casco vecchio/non conforme”).

  4. Procedure di riconsegna e deposito
    La procedura aziendale dovrebbe chiarire dove e come vanno depositati i DPI a fine turno (armadietti, locali dedicati, ricovero apparecchi di protezione vie respiratorie, ecc.), come richiedere sostituzioni e chi è il referente per segnalare guasti o usura.


Errori comuni nella gestione dei DPI

Qualche errore “classico” osservato nelle PMI:

  • DPI consegnati una volta sola, senza monitorare usura e sostituzione.

  • Nessun registro DPI: impossibile dimostrare consegna e formazione.

  • Mix di DPI di marche e modelli diversi che non sono compatibili tra loro (es. occhiali che non entrano sotto il visore del casco).

  • DPI tenuti in magazzino comune senza tracciabilità, presi “a caso” dai lavoratori.

  • Mancanza di istruzioni chiare su smarrimento o danneggiamento del DPI.



Formazione dei lavoratori sull’uso dei DPI

Fornire il DPI non basta: per il datore di lavoro esistono precisi obblighi di informazione, formazione e addestramento sull’uso corretto dei dispositivi, richiamati dagli articoli 18, 36, 37 e 77 del D.Lgs. 81/08.

La formazione dovrebbe coprire almeno:

  • perché il DPI è necessario (quale rischio residuo controlla);

  • come indossarlo correttamente (fit test, regolazioni, compatibilità con altri DPI);

  • come conservarlo, pulirlo e riconoscerne difetti e usura;

  • cosa fare in caso di danneggiamento o incidente.

Per alcuni DPI (es. imbracature anticaduta, autorespiratori, DPI filtranti complessi) è richiesto anche addestramento pratico con prove d’uso.



Manutenzione, sostituzione e verifica dei DPI

La normativa chiede al datore di lavoro di mantenere in efficienza i DPI, garantendo condizioni di igiene, manutenzione, riparazioni e sostituzioni secondo le indicazioni del fabbricante.

In pratica, una gestione efficace nel 2026 dovrebbe prevedere:

  • Piani di verifica periodica in base al tipo di DPI (es. imbracature: controllo visivo prima di ogni uso + verifica periodica documentata; caschi: sostituzione dopo urti significativi o dopo X anni indicati dal produttore).

  • Check-list di pre-uso semplici per il lavoratore (cinghie integre, cuciture non danneggiate, visiere non opacizzate, guanti non lacerati, ecc.).

  • Sostituzione programmata di DPI “a scadenza” (es. filtri respiratori, guanti monouso, maschere filtranti, caschi dopo un certo numero di anni o in caso di esposizione a calore/UV).


Ruolo del preposto nel controllo dei DPI

Il preposto, ai sensi dell’art. 19 D.Lgs. 81/08, deve vigilare sull’osservanza delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza, incluso l’uso corretto dei DPI.

In concreto:

  • controlla che i lavoratori indossino i DPI previsti prima di iniziare lavorazioni rischiose;

  • segnala tempestivamente a datore/RSPP eventuali mancanze o guasti;

  • può fermare attività che si svolgono senza DPI o con DPI evidentemente danneggiati;

  • contribuisce a far rispettare le procedure di deposito, manutenzione e sostituzione.


Tabella Rischio / DPI raccomandato

RISCHIO LAVORATIVO
DPI RACCOMANDATO - PRINCIPALE ALTRI DPI E NOTE OPERATIVE
Caduta oggetti dall’alto (magazzino, cantiere) Casco di sicurezza EN 397 Calzature antinfortunistiche, guanti da lavoro
Taglio e abrasione mani (officina, carpenteria) Guanti antitaglio EN 388 Occhiali di protezione, indumenti a maniche lunghe
Proiezione schegge/polveri (lavorazioni meccaniche) Occhiali a mascherina EN 166 Schermi, visiera integrale se rischio elevato
Caduta dall’alto > 2 m (coperture, scale, PLE) Imbracatura anticaduta EN 361 + cordino EN 354 Casco con sottogola, calzature antiscivolo, eventuale doppio cordino
Rumore elevato > valori di azione Tappi o cuffie antirumore EN 352 Alternanza tappi/cuffie per comfort, pause in area silenziosa
Spruzzi chimici (detergenti, solventi) Guanti chimico-resistenti, occhiali/visiera Indumento di protezione chimica, calzature chiuse


Infografica: ciclo di vita del DPI (scelta–consegna–uso–manutenzione–smaltimento)

Per la grafica del blog puoi rappresentare il ciclo di vita del DPI come un flusso in 5 step:

  1. Scelta

    • Valutazione del rischio residuo.

    • Individuazione caratteristiche tecniche DPI (norme EN, categoria, compatibilità).

  2. Acquisto e verifica di conformità

    • Controllo marcatura CE e documentazione del fabbricante (istruzioni, certificazioni).

  3. Consegna e registrazione

    • Consegna al lavoratore con formazione/addestramento.

    • Firma sul registro DPI con data, modello, taglia.

  4. Uso e manutenzione

    • Utilizzo secondo istruzioni.

    • Pulizia, controlli visivi, sostituzione di componenti (es. filtri, visiere).

  5. Sostituzione e smaltimento

    • Sostituzione alla scadenza o in caso di danneggiamento.

    • Smaltimento secondo normativa rifiuti (attenzione ai DPI contaminati).



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FAQ – Gestione dei DPI

È obbligatorio tenere un registro dei DPI?

La legge non cita espressamente il “registro DPI”, ma richiede al datore di lavoro di fornire DPI idonei, mantenerli efficienti, stabilire procedure di consegna e deposito e garantire formazione e informazione. Tenere un registro con le consegne firmate è considerato buona prassi indispensabile: dimostra l’avvenuta consegna, supporta la gestione delle sostituzioni e tutela l’azienda in caso di controlli o contenziosi.

Chi paga i DPI?

I DPI sono sempre a carico del datore di lavoro: deve acquistarli, fornirli gratuitamente e sostituirli quando usurati o non più idonei. Il lavoratore non può essere chiamato a comprarli né a mantenerli a proprie spese.

I lavoratori possono rifiutare di usare i DPI?

No. L’art. 20 del D.Lgs. 81/08 impone al lavoratore di utilizzare correttamente i DPI messi a disposizione e di prendersene cura, segnalando eventuali difetti. Il rifiuto ingiustificato può costituire violazione degli obblighi di sicurezza e avere anche rilievo disciplinare.

Ogni quanto vanno sostituiti i DPI?

Non esiste una scadenza unica: la frequenza di sostituzione dipende da:

  • indicazioni del fabbricante (durata di vita, data di scadenza, limiti di utilizzo);
  • condizioni di uso (ambiente, frequenza, esposizione a sostanze aggressive);
  • risultati dei controlli periodici (usura, danneggiamenti, perdita di prestazioni).

Per gestire correttamente il tema nel 2026, è opportuno definire criteri aziendali di sostituzione (ad esempio: “imbracature: verifica annuale documentata, sostituzione dopo 5 anni o in caso di caduta/urto importante; caschi: sostituzione ogni X anni o se esposti a urti significativi”), sempre in coerenza con le istruzioni del produttore.