Infortuni sul lavoro nel primo trimestre 2026: aumentano le denunce di infortunio ma calano le morti

Infortuni sul lavoro nel primo trimestre 2026: aumentano le denunce di infortunio ma calano le morti

Gli infortuni sul lavoro nel primo trimestre 2026 tornano al centro del dibattito nazionale. I nuovi dati INAIL aggiornati al 31 marzo mostrano infatti un incremento delle denunce rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre diminuiscono gli incidenti mortali. Un dato che potrebbe sembrare incoraggiante, ma che in realtà evidenzia una situazione ancora estremamente critica per il mondo del lavoro italiano.

I dati INAIL del primo trimestre 2026

Infortuni mortali: il calo non deve abbassare l’attenzione

Crescono malattie professionali e infortuni in itinere



I dati INAIL del primo trimestre 2026

Nel periodo gennaio-marzo 2026 le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’INAIL sono state 101.163 contro le 96.994 registrate nel primo trimestre del 2025. L’incremento complessivo è pari al: +4,4%

Il dato conferma un aumento dell’esposizione ai rischi lavorativi in numerosi comparti produttivi, soprattutto nei settori caratterizzati da elevata intensità operativa come edilizia, logistica, trasporti e manifattura.

Parallelamente, le denunce di infortunio con esito mortale sono diminuite passando da 150 a 137, con una riduzione dell' 8,7%

Si tratta di un segnale positivo ma ancora insufficiente per parlare di reale inversione di tendenza. Le morti sul lavoro restano infatti numericamente molto elevate e continuano a coinvolgere soprattutto i comparti ad alto rischio.


Un sistema produttivo sempre più sotto pressione

Dietro alla crescita degli infortuni emerge un fenomeno che molti osservatori stanno evidenziando da mesi: l’aumento della pressione organizzativa all’interno delle aziende.

Negli ultimi anni il sistema produttivo italiano ha accelerato fortemente. La ripresa dei volumi operativi, la necessità di rispettare tempi sempre più stretti e la difficoltà nel reperire personale qualificato stanno aumentando il livello di esposizione al rischio in moltissimi ambienti di lavoro.

In molte aziende si lavora più velocemente, con margini operativi ridotti e carichi di lavoro più intensi. Questo genera inevitabilmente:

  • maggiore stress;
  • minore attenzione;
  • aumento degli errori operativi;
  • riduzione della percezione del rischio.

Molti incidenti non derivano dall’assenza di procedure, ma dalla difficoltà concreta di applicarle correttamente in contesti caratterizzati da forte pressione produttiva.

La distanza tra sicurezza formale e sicurezza reale

Uno dei problemi più evidenti riguarda la differenza tra sicurezza documentale e sicurezza realmente applicata sul campo.

Molte organizzazioni risultano formalmente conformi:

  • DVR aggiornati;
  • attestati presenti;
  • procedure redatte;
  • formazione registrata.

Tuttavia, nella quotidianità operativa emergono ancora criticità molto forti:

  • addestramento insufficiente;
  • controlli limitati;
  • comportamenti non sicuri;
  • utilizzo scorretto dei DPI;
  • scarsa vigilanza operativa.

Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 nasce proprio dalla necessità di superare questa impostazione puramente burocratica della prevenzione, rafforzando qualità, efficacia e concretezza della formazione sicurezza.



Infortuni mortali: il calo non deve abbassare l’attenzione

Il lieve calo delle denunce mortali rappresenta sicuramente uno degli aspetti più citati nelle analisi del primo trimestre 2026. Tuttavia, leggere questo dato come un reale miglioramento strutturale sarebbe un errore.

Le morti sul lavoro continuano infatti a verificarsi con dinamiche spesso ricorrenti:

  • cadute dall’alto nei cantieri;
  • schiacciamenti;
  • ribaltamenti di mezzi;
  • investimenti durante attività logistiche;
  • incidenti stradali professionali;
  • contatti elettrici.

Molti di questi eventi risultano ancora legati a problematiche organizzative già note da anni:

  • insufficiente pianificazione;
  • mancato coordinamento;
  • carenza di vigilanza;
  • formazione inefficace;
  • procedure non rispettate.


I settori più colpiti restano gli stessi

Anche nel 2026 i comparti maggiormente coinvolti negli incidenti mortali continuano a essere quelli storicamente più esposti:

  • edilizia;
  • agricoltura;
  • logistica;
  • autotrasporto;
  • manutenzione industriale.

Questo dimostra che il problema non è soltanto tecnico o normativo, ma soprattutto culturale e organizzativo.

In molti casi la sicurezza viene ancora percepita come un ostacolo alla produttività anziché come uno strumento di protezione e continuità operativa.

Il rischio della normalizzazione delle morti sul lavoro

Uno degli aspetti più pericolosi è l’assuefazione ai numeri.

Quando le morti sul lavoro diventano una notizia ricorrente, il rischio è perdere la percezione reale della gravità del fenomeno. Ma ogni incidente mortale rappresenta:

  • una perdita umana irreparabile;
  • un fallimento del sistema prevenzione;
  • un danno economico enorme;
  • una responsabilità morale e organizzativa.

Per questo motivo il tema non può essere affrontato solo dopo gli incidenti o soltanto attraverso il rispetto minimo degli obblighi normativi.

Serve un cambio di approccio che metta realmente al centro la cultura della prevenzione.



Crescono malattie professionali e infortuni in itinere

Se il calo delle morti rappresenta il dato più mediatico, il vero campanello d’allarme del primo trimestre 2026 riguarda probabilmente le malattie professionali.

Le denunce hanno raggiunto quota 28.487 con un incremento del +16,7%, un aumento molto significativo che evidenzia quanto i rischi cronici siano ancora sottovalutati all’interno di molte organizzazioni.

Le patologie più diffuse continuano a riguardare:

  • disturbi muscolo-scheletrici;
  • sovraccarico biomeccanico;
  • tendiniti;
  • lombalgie;
  • ipoacusie;
  • malattie respiratorie.

Si tratta di problematiche che spesso non producono effetti immediati ma che si sviluppano lentamente nel tempo, attraverso esposizioni quotidiane e ripetute.

La sicurezza invisibile che molte aziende ignorano

A differenza degli incidenti traumatici, le malattie professionali risultano più difficili da percepire e monitorare.

Molte aziende continuano a concentrarsi quasi esclusivamente sugli eventi immediati, trascurando aspetti fondamentali come:

  • ergonomia;
  • posture incongrue;
  • movimenti ripetitivi;
  • vibrazioni;
  • stress lavoro-correlato;
  • organizzazione del lavoro.

Questo approccio genera costi enormi nel medio-lungo periodo:

  • aumento delle assenze;
  • riduzione della produttività;
  • incremento delle limitazioni lavorative;
  • perdita di competenze.

Tornano a crescere anche gli infortuni in itinere

Particolarmente rilevante anche il dato sugli incidenti avvenuti durante il tragitto casa-lavoro. Gli infortuni in itinere hanno raggiunto quota 22.040 con un incremento del +9,6% rispetto ai 20.102 del 2025.

Il ritorno ai livelli pre-pandemia dimostra quanto il tema della mobilità stia tornando centrale nella gestione della sicurezza aziendale.

Molti incidenti risultano collegati non solo al traffico, ma anche a:

  • stanchezza;
  • stress;
  • turnazioni pesanti;
  • carichi mentali elevati;
  • lunghi tempi di percorrenza.

La sicurezza oggi non può più limitarsi al luogo fisico di lavoro. Deve comprendere l’intera esperienza lavorativa della persona.