Ambienti confinati e rischio di infortunio mortale, i numeri

Ambienti confinati e rischio di infortunio mortale, i numeri

Gli ambienti confinati presentano svariati fattori di rischio per la sicurezza dei lavoratori e ogni anno in Italia provocano numerosi infortuni, anche mortali.

Negli ultimi anni si sono registrati molteplici infortuni mortali all'interno dei cosiddetti spazi confinati. La causa principale? La natura ingannevole di questi ambienti che si presentano come non pericolosi ma che in realtà possono comportare gravi rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Si definisce spazio confinato un’area non destinata allo stanziamento prolungato dei lavoratori, caratterizzata da limitate vie di accesso e che potrebbe presentare fattori di rischio come un’atmosfera pericolosa o inquinata. Alcuni degli ambienti confinati più comuni possono essere: serbatoi di stoccaggio, silos, recipienti di reazione, fogne, fosse biologiche, camere con aperture in alto, vasche, depuratori, camere di combustione nelle fornaci e simili, canalizzazioni varie, camere non ventilate o scarsamente ventilate.

A livello normativo, il lavoro in ambienti confinati viene regolato dal Decreto Legislativo 81 del 9 Aprile 2008 che si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio. Possiamo inoltre affermare che le attività in ambienti confinati vengono svolte in quasi tutti i settori, dall’industria all’edilizia. I dati statistici analizzati dall’Inail negli anni passati evidenziano come vi sia un’elevata frequenza di infortuni mortali legati al lavoro in spazi confinati nei settori delle costruzioni (20,5%) e dell’agricoltura-silvicoltura (19,5%), seguono le attività della metalmeccanica (fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo e fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici) con il 12,6%, dello smaltimento dei rifiuti e acque di scarico con il 9,2% e il settore alimentare, in particolare della produzione vinicola, con il 5,7%. Non trascurabile è anche la quota relativa ai settori della movimentazione e magazzinaggio merci, del trasporto e del commercio, della manutenzione e riparazione di autoveicoli, che in totale rappresentano il 12% degli infortuni.

Le statistiche riguardanti la dimensione delle aziende mostrano invece che più del 73% dei lavoratori deceduti apparteneva a piccole aziende di dimensione compresa tra 1 e 15 addetti, in particolare microimprese (da 1 a 9 addetti). Per quanto riguarda l’anzianità dei lavoratori è emerso che il 72% degli infortunati ha un’esperienza all’interno dell’azienda di oltre 3 anni, mentre negli infortuni mortali la percentuale è pari al 68%.

Fra i rischi ricorrenti a cui il lavoratore viene esposto durante la propria permanenza all’interno di uno spazio confinato si annoverano: asfissia, intossicazione, incendio/esplosione, folgorazione, caduta dall’alto, annegamento, ustioni, schiacciamento. A questi si aggiungono pericoli come: microclima sfavorevole, superfici scivolose, spazi ridotti e presenza di ostacoli, fattori psicologici e fisici dei lavoratori. Secondo i dati statistici, le principali cause di morte sono legate alla non respirabilità dell’aria (70%), compreso l’annegamento (solitamente causa secondaria di un problema scatenante differente). È inoltre importante evidenziare che negli incidenti mortali all’interno di spazi confinati il tasso degli eventi che coinvolgono più di una vittima è molto alto e nel 53% dei casi le  vittime di questi incidenti sono gli stessi operatori incaricati di effettuare il soccorso ed il recupero dei lavoratori infortunati o colti da malore.

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